IL piano Cobra 2: le prove

9 dicembre 2009

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Il Leghista Michele Marinello, Sindaco di Domodossola.

Domodossola; un comune di 18.000 anime gestito da un’amministrazione Leghista ha pensato bene di dotare i propri operatori della Polizia Municipale (gli stacca multe per intenderci), di “nuove armi, mezzi speciali e potenti apparati ricetrasmittenti” come dichiarato dallo stesso Comandante Alfonso Scarpulla. Gli appartenenti alla Polizia Municipale di Domodossola si sono inoltre sottoposti ad addestramenti organizzati dalla nientepopodimeno che DELTA-FIREARMS-ACADEMY http://www.deltafirearmsacademy.com/home.htm un’accademia di tiro tecniche di difesa e antiterorrismo apparentemente accreditata con organizzazioni e personaggi appartenenti a Forze Speciali U.S.A.

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A QUANDO L’ALLONTANAMENTO DA REGGIO DI CALABRIA DEL QUESTORE CASABONA?

9 novembre 2009

Il Questore Casabona, ha autorizzato una commemorazione della Ndrangheta. Chiesta la sua destituzione.

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Casabona in compagnia di politici eletti in zone ad altisima densità camorristica.
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REPVBBLICA ITALIANA PARTITI POLITICI

MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO – DESTRA NAZIONALE

Ufficio del Presidente

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

R O M A

Al Ministro dell’Interno

R O M A

Al Ministro della Funzione Pubblica

R O M A

Al Capo della Polizia

R O M A

Al Procuratore Nazionale Antimafia

R O M A

Al Procuratore della Repubblica

REGGIO DI CALABRIA

e.p.c.

Alla Corte dei Conti

R O M A

All’Ispettorato del Lavoro

REGGIO DI CALABRIA

Il sottoscritto Gaetano Saya, Presidente Fondatore del Partito Politico in intestazione, con il presente atto propone:

QUERELA – DENUNCIA nei confronti di CASABONA CARMELO

nella sua qualità di Questore di Reggio Calabria,

Per i seguenti fatti:

Quale Questore di Reggio Calabria, massima autorità di Pubblica Sicurezza della provincia, autorizzava, ovvero non impediva, che il 27 giugno 2009, in Reggio Calabria in Archi, quartiere ad altissima densità mafiosa, regno incontrastato della “ndrangheta”, che la famiglia mafiosa dei Condello organizzasse il primo memorial ciclistico “Francesco Domenico Condello”, ucciso in un agguato mafioso

il 13 gennaio 1986, in risposta all’omicidio del bos Paolo De Stefano, fatto che diede inizio ad una cruenta guerra di mafia, con più di 600 morti.

Francesco Domenico Condello era fratello di Paquale Condello soprannominato “il supremo” , capo carismatico della ‘ndrangheta Reggina.

Il messaggio che è giunto alla cittadinanza Reggina da questa manifestazione organizzata da una famiglia mafiosa, quella dei Condello appunto, è che lo Stato si è piegato al potere egemonico della criminalità organizzata, la quale ha apertamente sfidato e vinto il potere dello Stato. E delle sue Istituzioni.

Carmelo Casabona con il suo comportamento omertoso, vigliacco e connivente ha infangato il prestigio e l’onore delle Istituzioni della Repubblica.

Sin dalla prima conferenza stampa, Casabona si presentava alla stampa ed alla cittadinanza, con un biglietto da visita molto particolare per un uomo appartenente alle istituzioni. Lo stesso in quella circostanza era grato agli autori delle diverse stragi mafiose, avvenute in Sicilia, perchè questi gli avevano permesso con le loro azioni di poter svolgere brillanti investigazioni conclusesi con l’arresto degli stessi. Casabona però dimenticava che il suo compito era quello di prevenire la commissione di reati, non di auspicarli per poter successivamente intervenire. Queste affermazioni, ammutolivano la platea di giornalisti che nonostante fossero avvezzi a tutto, non si aspettavano certo, da un uomo dello Stato, parole così bieche!

Ma l’operato di questo indegno funzionario dello stato, non si limita alle questioni tipiche del suo incarico, ma è anche un abile sperperatore del denaro dei contribuenti. Infatti, dopo appena qualche mese dal suo insediamento, ha pensato bene che era opportuno dare una nuova immagine alla parte del palazzo dove è ubicato il suo ufficio. Dopo aver fatto tinteggiare le pareti, il suo buon gusto gli ha consigliato di sostituire la porta d’ingresso del suo ufficio, con qualcosa di assolutamente indefinibile, avendo fatto installare una porta blindata con lo stipite ed rivestimenti esterni in pregiato legno, mentre l’interno è stato rivestito in pelle. Ma lo sperpero non è ancora finito perchè il Casabona, incurante che la sala riunioni era in ottime condizioni essendo stata ammodernata di recente, in occasione dell’intitolazione della stessa al compianto Dr. Calipari Nicola, in uno stile sobrio ed elegante come si conviene ad uffici istituzionali, ha stravolto il tutto trasformandola in una sala decisamente ridicola per il ruolo a cui è destinata. Di sicuro i rivestimenti in tessuto alle pareti e lo scranno in legno pregiato, ma in particolare la presenza di un televisore “50 pollici al plasma” sono uno schiaffo a tutti coloro che in quel palazzo ci lavorano e che hanno bisogno di tutti quei generi di prima necessità che servono per farlo comparire in prima pagina a seguito delle brillanti operazioni, svolte con duro impegno e con grandi sacrifici, e con pochissimi mezzi.

Di recente a sprezzo sia delle leggi di cui dovrebbe essere custode e della sicurezza degli uomini che colà passano molto tempo della loro vita, ha deciso di sostituire nell’ingresso, le porte tagliafuoco, previste dalle normative di sicurezza sul luogo di lavoro, con delle porte in truciolato che in caso di incendio servirebbero ad incrementare le fiamme. Il Casabona, ha forse dimenticato l’esistenza della legge 626? E’ doveroso adesso porsi una domanda sul tipo di rapporti che intercorrono tra Casabona e tale Violi, autore dei lavori sopradescritti.

Per i fatti succitati nei quali si ravvisano gravissimi reati penali e per tutti gli altri che verranno ravvisati dalle S.V., si chiede la punizione di Carmelo Casabona a termini di legge.

Si chiede un’ispezione amministrativa per una verifica dei bilanci della Questura.

Si chiede al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, la destituzione immediata del Questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona.

Reggio di Calabria 31 luglio 2009

PROVE TECNICHE DI SECESSIONE ARMATA

5 novembre 2009

COME GIA’ PREANNUNCIATO DA MESI:

Autogoverno Veneto, le carte in procura Nel gruppo c’è anche un capo dei vigili. Ex Life: i venetisti non riconoscono lo Stato italiano e hanno promesso di armarsi

Fabio Padovan, leader dei venetisti per l'autogoverno(Balanza)

Fabio Padovan, leader dei venetisti per l’autogoverno
(Balanza)

CONEGLIANO (Treviso)— Finisce in procura a Treviso la prima uscita pubblica, con tanto di «polisia nationale de­le Venetie», dell’autogoverno del popolo veneto. Ieri la Digos ha trasmesso al procu­ratore capo Antonio Fojadelli l’informativa sulla dimostra­zione con cui giovedì mattina una cinquantina di manife­stanti ha fatto resistenza al pi­gnoramento degli arredi del­la sede della Life a Coneglia­no. Del gruppo fanno parte al­cuni ex poliziotti, ma anche l’attuale capo dei vigili urba­ni di Cornuda. L’altro ieri il comandante Paolo Gallina ri­sultava infatti in ferie, nel fo­glio presenze del municipio pedemontano. «E per quanto mi riguarda – commenta il neo-sindaco leghista Marco Marcolin – nel loro tempo li­bero i dipendenti comunali hanno il diritto di manifesta­re le loro idee politiche, qual­siasi siano, purché ovviamen­te nell’ambito della legalità. Ben venga anche questa poli­zia veneta, se può inquadrar­si nella cornice del federali­smo che auspichiamo possa essere realizzato quanto pri­ma».

I venetisti che fanno riferi­mento a Fabio Padovan, pe­rò, hanno molta più fretta di rendere operativo il loro cor­po di polizia. «Soprattutto do­po la manifestazione contro l’ufficiale giudiziario – riferi­sce Daniele Quaglia, capo del governo in carica dallo scor­so gennaio – abbiamo ricevu­to molte richieste di adesio­ne, anche da parte di donne e da gente del Sud. Del resto so­no diecimila gli iscritti alla nostra anagrafe. Ora valutere­mo le singole posizioni, nel frattempo ribadiamo l’inten­zione di attivare al più presto un’élite armata, che non avrà bisogno del porto d’armi ma solo del tesserino di identifi­cazione rilasciato dal nostro ministero dell’Interno, come accade per gli agenti dello Sta­to italiano».

Titolare del «Viminale» ve­neto è Sergio Bortotto, ex ispettore della questura di Treviso, uscito dalla polizia nel 2000. «Supereremo sicura­mente quota cento – anticipa – e a breve apriremo una ca­serma per gli addestramenti, come fanno tutte le forze di polizia del mondo, che come noi hanno a cuore la tutela della sicurezza nella loro pa­tria. Abbiamo anche una se­zione investigativa, che sta già raccogliendo prove a cari­co degli autori dei reati com­messi in occasione del pigno­ramento, in modo che la giu­ria del tribunale del popolo veneto possa condannare i colpevoli».

Ma intanto è proprio nei confronti dei dimostranti che potrebbe essere aperta un’in­chiesta. Il capo della Digos di Treviso, Nicolò D’Amico, ha inviato un’informativa in pro­cura: «C’è un rapporto sul mio tavolo – afferma il procu­ratore Fojadelli – e per ora non voglio dire altro. I fatti di Conegliano sono in corso di valutazione. Gli attivisti dico­no che si armeranno? Non è così facile. Ad ogni modo so­no aspetti che mi riservo di approfondire».

5 novembre 2009

Treviso – tra i sottoposti a indagine il comandante dei vigili di Cornuda e un ex agente.
Movimento per l’autogoverno Veneto; Associazione paramilitare: 13 indagati
Inchiesta Digos su una struttura dei venetisti ex Life: sequestrati mimetiche, divise di una fantomatica «polizia veneta», proiettili e caricatori

TREVISO - Tredici persone risultano indagate per costituzione di associazione paramilitare nell’ambito di un’indagine condotta dalla Questura di Treviso su una organizzazione che si richiama ai principi dell’autogoverno del popolo veneto.

Gli indagati, secondo quanto si è appreso, sono promotori e aderenti ad una organizzazione denominata «Autogoverno del Popolo Veneto-movimento di liberazione nazionale», che non riconoscerebbe di fatto la validità dell’annessione del Veneto allo Stato Italiano decisa con il Referedendum nel 1866.

Dalle indagini non sarebbero emersi legami o contatti di alcun tipo con i «Serenissimi» o con partiti. Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica di Treviso Antonio Fojadelli e dirette dalla Digos locale, hanno portato al sequestro di materiale documentale, di tute mimetiche con i fregi di una fantomatica «polizia veneta, oltre a proiettili e caricatori per pistole.

Tra gli indagati, sempre secondo quanto si è finora appreso, il comandante della polizia locale di Cornuda (Treviso), che avrebbe avuto il ruolo di responsabile della «polizia veneta», il capo del cosidetto «governo del Popolo Veneto» e un ex agente espulso dalla polizia nel 2000, che avrebbe avuto il compito di gestire un centro, all’interno di un supermercato, dove venivano prese le adesioni all’associazione. Nel corso delle perquisizioni, sono state poste sotto sequestro, a fine di ulteriori controlli, anche nove pistole semiautomatiche e due fucili a pompa, pare regolarmente detenuti.

Vinzaglio: i consiglieri de “La Destra” passano con il M.S.I. – Destra Nazionale

28 ottobre 2009

I consiglieri Comunali Alberto De Grandis e Fiorella Carraro del Comune di Vinzaglio (NO), sono passati ufficialmente nelle fila del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, indossando anche loro la Camicia Ocra.

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Dichiarazioni Gaetano Saya – Ottobre 2009

22 ottobre 2009

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IL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO – DESTRA NAZIONALE IN CALABRIA.

19 ottobre 2009

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IL GOLPE PADANO

15 ottobre 2009

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Il “puro nordico” che balla la tarantella

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i 3 dell’Ave Maria (Padre, Figlio e così sia)

notizia ANSA:

Nessun iscritto all’albo. Le ronde sono un flop

Mercoledí 14.10.2009 11:30

IL FLOP- Il motivo per cui il progetto delle ronde è naufragato è presto detto: per scendere in strada a presidiare gli angoli più pericolosi del territorio l’iter burocratico è lungo e tortuoso. Per prima cosa è  necessario fondare un’associazione, presentare domanda d’iscrizione all’albo al prefetto e, una volta inseriti nell’elenco della prefettura, mettersi a disposizione dei Comuni. Ma questo è solo il primo passo. In seguito i  Comuni, però, dovranno a loro volta emanare un’ordinanza e stipulare una convenzione con l’associazione di volontari, che devono comunque rispondere a una lunga serie di requisiti ben specificati nel decreto. E non è finita. Gli osservatori volontari, ad esempio, dovranno presentare un certificato medico dell’Usl di buona salute fisica e mentale. Le associazioni, inoltre, non dovranno assolutamente essere espressione di partiti o movimenti politici, né di organizzazioni sindacali, “né essere in alcun modo riconducibili a questi”. Il risultato di tutti questi paletti? Nessun iscritto agli elenchi della prefettura.

Fin qui la cronaca; ma la realtà è un altra.
Con il decreto sicurezza sono stati stanziati milioni di Euro, levati alle forze di Polizia (PS. CC. GDF. ecc.) e fatti confluire a disposizione dei Sindaci, i quali a loro volta in tutto il nord Italia stanno stanziando questi soldi pubblici alle Polizia Locali, acquistando elicotteri, motovedette, armamenti speciali, dotazioni antisommossa, ecc. in particolare le Polizie Locali del nord hanno creato un gruppo di “Forze Speciali” denominato “Cobra 2″. Tutto questo ispirato e con l’appoggio della Lega, in particolare della Dirigenza della Lega, con la complicità di alcuni settori deviati dei Servizi (AISI EX SISDE) e alcuni appartenenti infedeli della Polizia di Stato. Del resto non è un segreto che l’idea folle della Lega Nord sia quella di equiparare le Polizie Locali del nord Italia alle forze di Polizia della Repubblica Italiana (PS. e CC), come riportato testualmente dai loro siti: http://www.leganord.org/dblog/articolo.asp?articolo=894

“Per quanto riguarda la sicurezza, l’Assise leghista ritiene “indispensabile attribuire ai sindaci il potere di adottare ordinanze urgenti non solo in materia sanitaria ma sul fronte della prostituzione, accattonaggio e sicurezza ai cittadini;regolamentare le ronde volontarie; estendere i poteri e le funzioni di pubblica sicurezza conferiti ai sindaci e alla polizia locale; equiparare la polizia locale alla Polizia di Stato e ai carabinieri; ampliare i delitti punibili penalmente; legare la residenza anagrafica alla salubrità dell’alloggio, alla reale dimostrazione di un lavoro e di un reddito minimo.”

Queste notizie ci sono pervenute da fonti qualificate e attendibili del giornalismo italiano.

Pertanto invitiamo l’Arma dei Carabinieri ad indagare accuratamente su ciò che sta accadendo nella polveriera del nord.


La D.I.G.O.S. (?) Insieme ai Servizi Segreti deviati (mandati dal secessionista Maroni), tentano di creare il precedente…

15 ottobre 2009

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WANTED FOR CONSPIRACY

Questo soggetto ritratto in foto (il Presidente Saya si offre disponibile per acquistarle un fermacapelli più decoroso, invece dell”elastico usato per farsi la coda di cavallo. Evidentemente il servizio non gli passa abbastanza danari), sta per essere denunciato all’autorità Giudiziaria per: cospirazione politica, tentato sequestro di persona, violenza o minaccia a un Corpo Politico della Repubblica, sostituzione di persona, violazione di domicilio.

Il predetto soggetto, in data 09/10/2009, si intrufolava abusivamente, spacciandosi per giornalista, presso lo studio legale dell’Avv. Tucci Caselli di Via S. Barnaba a Milano. Ciò avveniva durante un’intervista rilasciata dal Presidente dell’M.S.I.-D.N. Maria Antonietta Cannnizzaro alla Televisione Francese, all’evento erano stati espressamente invitati alcuni giornalisti italiani. Il soggetto in questione si presentava all’appuntamento asserendo di essere una giornalista. Nel prosieguo dell’intervista, il soggetto, più volte chiedeva inspiegabilmente di affrettare la conclusione e di uscire fuori per fare delle fotografie. Durante la conferenza stampa il Presidente Cannizzaro si accingeva a lasciare momentaneamente lo studio legale per scendere davanti al portone di ingresso ad accogliere alcuni Consiglieri Comunali del Partito i quali erano arrivati proprio in quel momento. Improvvisamente dall’altro lato della strada si muovevano un manipolo di uomini (circa 6), dicendo “Polizia, dovete seguirci in Questura”. Nelle more della vicenda il soggetto ritratto in fotografia scendeva in strada e cominciava ad urlare come un’ossessa (in un primo momento si era creduto ad un attacco isterico), facendo capire che era anche lei della Polizia (ma rifiutandosi di esibire il tesserino come avevano fatto tutti gli altri) e gridando “VIA I FOTOGRAFI, VIA I GIORNALISTI DOVETE VENIRE TUTTI IN QUESTURA.” La Cannizzaro trovandosi sulla soglia del portone di uno dei suoi legali erudeva gli operatori che per portarla in Questura dovevano applicarle un fermo giudiziario  e ciò avviene solo in presenza di un reato, quindi chiedeva quale fosse il reato? Tutti si guardavano in faccia ma nessuno rispondeva, vi era solo il soggetto della foto che continuava a farneticare qualcosa come “SAPPIAMO TUTTI CHI E’ LEI E’ SEMPRE SUI GIORNALI”. La Cannizzaro quindi ritornava all’interno dello Studio Legale e invitava ad entrare gli agenti della DIGOS intervenuti. Il più alto in grado insieme ai suoi uomini spiegavano di essere stati chiamati mentre erano in giro di pattuglia e che effettivamente non avevano nulla da contestare, loro stessi erano titubanti su ciò che stava accadendo. La Cannizzaro chiedeva numi sulla signora isterica che si spacciava per giornalista e che nel frattempo avendo capito che stava tirando brutta aria era sparita, la risposta fù: “si, effettivamente lavora per il nostro ufficio…”. Durante questo colloquio entrava all’interno dello Studio Legale un uomo, basso, pelato e con una giacca color kaki per ascoltare ciò che la Cannizzaro conferiva con i Poliziotti. Il personale del Partito avendolo notato entrare all’improvviso gli chiese chi fosse, dapprima rispose “nessuno”, successivamente vedendo che l’attenzione si spostava su di lui mostrò un tesserino identico a quello della Polizia di Stato e disse a chiare lettere “sono dei servizi”. Immediatamente lasciava lo studio.

Gli operatori della DIGOS intervenuti, non avendo nulla da contestare, si allontanavano dallo Studio Legale e si offrivano di restare giù in strada ad attendere la fine delle interviste onde evitare ulteriori disordini.

Per tutto quanto su esposto; non essendo riusciti di fatto ad identificare il soggetto ritratto nella fotografia, in quanto non ha esibito nessun tesserino di riconoscimento nè tantomeno ha declinato nome, grado e unità di appartenenza, si invita CHIUNQUE abbia informazioni sul predetto soggetto a contattare i nostri uffici al fine di identificare la sconosciuta per poterla sottoporre all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria, visti i gravissimi reati dei quali si è resa partecipe.

REPLICA ALLE INCAUTE DICHIARAZIONI DEL QUESTORE DI ROMA GIUSEPPE CARUSO

21 settembre 2009

Roma; 21 Settembre 2009

Al sig. Questore di Roma;

A tutti gli organi di stampa;

Apprendo da fonte stampa le sue dichiarazioni pubblicate sul giornale “L’Espresso”

(http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/il-questore:-fermeremo-le-ronde-nere/2110261)

Cito testualmente quanto da lei dichiarato:

“E il questore Giuseppe Caruso affronta la questione: «Per combattere il fenomeno delle ronde nere ho già allertato tutto il personale dipendente perché eventuali iniziative, come quelle già segnalate, vengano immediatamente interrotte, con l´identificazione dei responsabili nei cui confronti si procederà, quindi, con gli strumenti normativi previsti e che al momento non voglio precisare»”.

Le riporto inoltre quello che ha dichiarato la Prefettura, smentendo le sue affermazioni:

“Dalla prefettura fanno invece sapere che «finchè non ci sono comportamenti illegali ciascuno può manifestare le proprie idee senza limitazioni».”

Al fine di renderla edotto su quanto accaduto nella giornata del 18 Settembre le specifico che:

la presenza di alcune Camicie Ocra a Roma in zona Piazza Esedra il giorno 18 Settembre 2009 era puramente a scopo giornalistico, difatti si trattava di un servizio video/fotografico per due note testate straniere (News Magazine e Time). Ai giornalisti stranieri si sono uniti i fotografi e i giornalisti di diverse testate italiane, riportando false notizie di presunte “ronde nere effettuate nella città di Roma”. Tale notizia è già stata smentita su tutti i nostri siti web e blog di informazione, in quanto a noi non è mai interessato fare alcun tipo di ronda.

Le ricordo che le Camicie Ocra Nazionaliste sono inquadrate come un’emanazione del Partito Nazionalista Italiano, verso il quale prestano anche opera di servizio d’ordine e hanno le stesse identiche funzioni delle Camicie Verdi della Lega Nord (del quale se non ricordo male il suo attuale Ministro era uno dei capi storici : “Roberto Maroni portavoce del Governo Provvisorio della Padania”. Mi resta assai difficile capire come abbia fatto un secessionista che promulga l’indipendenza di una fantomatica “padania”  e che sputa sul tricolore, oltre ad avere una  ricca fedina pedinale piena di reati contro la Costituzione e l’integrità dello Stato a diventare la massima carica di Pubblica Sicurezza in Italia.)

A tal proposito la legge prevede che “non è reato che un gruppo di cittadini vadano in giro vestiti tutti allo stesso modo”, difatti ogni qualvolta vi sarà una manifestazione del Partito Nazionalista Italiano o del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (comunicata 3 giorni prima, ai sensi dell’art. 18 TULPS) saranno presenti le Camicie Ocra ad affiancare gli esponenti e i militanti del Partito, così come è già accaduto in diverse occasioni presso le città di Siracusa, Messina, Palmi, Milano, ecc. e dove non vi sono mai stati malintesi né con i giornalisti né con le varie Questure.

Inoltre tutte le nostre associazioni promulgano gli ideali di fedeltà alla Costituzione, allo Stato, e alle sue leggi; a differenza di qualcuno che va in giro a gridare “ROMA LADRONA” e “PADANIA LIBERA”

A Roma purtroppo c’è qualcuno a cui piace remare contro, e questo per motivi di natura prettamente politica. Io capisco che lei deve fare incaute dichiarazioni contro le nostre organizzazioni perché pressato da quel “signore” che attualmente ricopre la carica di Sindaco di Roma (e mi riferisco ovviamente al pluripregiudicato per atti violenti Gianni Alemanno… povera Italia e povera Roma), la prossima volta, però, prima di rilasciare eventuali dichiarazioni ufficiali la invito innanzitutto ad accertarsi dei reali fatti accaduti e poi successivamente, se è di suo gradimento, colloquiare con la stampa.. Così come fece lo stesso Gian Valerio Lombardi (Prefetto di Milano) il quale dopo le falsità lette sui giornali ritenne opportuno chiarire la reale situazione (anche su richiesta del Ministro Leghista e Secessionista Maroni). Lo stesso Prefetto, capiti i fatti, dichiarava che potevamo effettuare tutte le uscite in pubblico che volevamo, purché fossero uscite di natura politica e non con lo scopo di effettuare “ronde”.

Tanto le comunico per dovere d’informazione.

Il Presidente Nazionale

SAYA Dr. Gaetano